04 giugno 2015

Stop alle violenze Il nostro nuovo video realizzato da Nadia Morghen


Questo Video nasce da una riflessione sulla violenza domestica nei confronti dei soggetti più deboli in particolare donne e bambini minori. Molti abusi e violenze si consumano tra le mura domestiche, quelle che dovrebbero dare sicurezza e stabilità alla salute psicofisica dei bambini.

Realizzato e prodotto da Nadia Morghen - Tutti i diritti Riservati


31 maggio 2015

PREVENZIONE HIV FRA GLI ADOLESCENTI SE NE PARLA SEMPRE MENO. INFORMARE NON BASTA!

PREVENZIONE HIV FRA GLI ADOLESCENTI SE NE PARLA SEMPRE MENO. INFORMARE NON BASTA



 

HIV e adolescenti: quale prevenzione?

 

Nel caso dell’AIDS, poiché non esiste a tutt’oggi un vaccino contro l’infezione dal virus HIV, risultano più che mai centrali gli interventi di prevenzione riguardanti soprattutto i comportamenti sessuali a rischio rivolti agli adolescenti. Molti programmi e campagne del passato, tuttavia, sono stati messi in atto in modo sostanzialmente “passivo” limitandosi a promuovere negli adolescenti una corretta informazione e un aumento di conoscenze sulla malattia e il rischio personale di contrarla assumendo implicitamente che l’acquisizione di tali conoscenze si traducesse automaticamente nell’adozione di comportamenti preventivi fra i ragazzi.

 

 HIV e adolescenti: informazione e atteggiamenti

 

Diversi studi hanno invece dimostrato come messaggi meramente informativi non riescano a produrre negli adolescenti un reale cambiamento di atteggiamenti verso la malattia, né un cambiamento nelle intenzioni comportamentali. Si rivela imprescindibile, infatti, considerare i molteplici determinanti che sostengono i comportamenti a rischio soprattutto fra adolescenti (variabili socio-demografiche, schemi normativi-valoriali, stili di funzionamento familiare ecc..); pertanto, al di là di acquisizione di conoscenze, è soprattutto lo sviluppo di capacità comunicative/negoziali che può riflettersi in un cambiamento di atteggiamenti e comportamenti dei confronti della malattia.

 

 

 HIV e adolescenti: le skills comportamentali 

 

Il modello dell'Information, Motivation, Behaviours Skills (Fisher J.D., Fisher W.A., 1992, “Changing AIDS–Risk Behaviour”, Psychological Bulletin, 111: 455-474) risulta un utile riferimento per campagne e progetti di prevenzione dell’HIV fra gli adolescenti. Tale modello fa riferimento a tre ordini di fattori: le informazioni sulla malattia, la motivazione ad adottare comportamenti preventivi e le capacità personali e sociali richieste per adottarli. Le informazioni e le motivazioni sui rischi dell’HIV, infatti, influenzano indirettamente il comportamento preventivo attraverso quelle skills comportamentali - quali senso di autoefficacia, assertività, capacità di negoziare e comunicare - che esercitano invece un’influenza diretta. 

 

HIV e adolescenti: la dimensione relazionale

 

La responsabilità o meno con cui si adottano certi comportamenti sessuali attiene alla dimensione intrinsecamente relazionale della sessualità, dimensione ancora incerta fra gli adolescenti oggi sempre più disinibiti e precoci nei loro primi approcci sessuali, ma non altrettanto competenti e responsabili emotivamente nel vivere tali esperienze. Soltanto tenendo conto di questa dimensione sociale e relazionale sarà possibile promuovere un cambiamento di atteggiamenti verso la malattia e di alcuni comportamenti ad essa connessi.

29 maggio 2015

BAMBINI MALTRATTATI IN ASILO: INDAGATI PRESIDE E MAESTRA

Maglie, bambini maltrattati in asilo: indagati preside e una maestra

A subire i maltrattamenti 11 alunni della scuola materna di Cannole, un comune dell'hinterland della cittadina salentina

 

 29 maggio 2015

Maltrattati, rinchiusi in un armadio, costretti persino a sedere su delle sedie sulle quali erano state messe delle puntine da disegno. Sono alcuni dei maltrattamenti che secondo la Procura di Lecce sarebbero stati costretti a subire 11 piccoli alunni di una scuola materna di Cannole, piccolo comune nell'hinterland di Maglie, nel Salento. Per questi fatti risultano indagati il preside della struttura e una maestra.


I fatti contestati risalirebbero a due anni fa, emersi alle cronache durante l'incidente probatorio disposto lo scorso ottobre dal gip Simona Panzera. Ai due indagati il pm Angela Rotondano ha fatto notificare l'avviso di conclusione delle indagini.
La donna, che ora lavora in un altro paese, deve rispondere di abuso dei mezzi di correzione e maltrattamento di minori; il preside invece per omessa denuncia, avendo sconsigliato i genitori dei piccoli, dopo le segnalazioni ricevute, di presentare denuncia ai carabinieri.
Fonte TGCOM

LA NOSTRA ASSOCIAZIONE E' PROFONDAMENTE INDIGNATA NEI COSPETTI DI TALI BARBARIE COMMESSE

Il presidente dell'Associazione Children Protection World ONLUS  Paolo Colleoni 


MILANO: MALTRATTAMENTI SUI BIMBI IN UN ASILO, ARRESTATA MAESTRA

Milano, maltrattamenti sui bimbi in un asilo: arrestata una maestra  

 La donna, 60 anni, è ai domiciliari. Indagata anche un’altra insegnante per non avere riferito alla polizia delle violenze

 

Alcuni bambini hanno cominciato a fare la pipì addosso, altri si coprono gli occhi e si tappano le orecchie se qualcuno alza la voce, c’è perfino un bimbo che ha smesso di parlare. Sono tutte conseguenze dei maltrattamenti subiti nella loro scuola materna di Buccinasco (Milano) da una maestra sessantenne che ieri è stata arrestata dagli agenti della Squadra mobile di Milano. Indagata anche una sua collega di circa 50 anni perché, pur sapendo delle violenze, non ha mai riferito nulla alle forze dell’ordine.

La segnalazione è arrivata il 18 febbraio scorso grazie a tre madri preoccupate per lo strano cambio di comportamento dei proprio bambini. «Mio figlio era terrorizzato - racconta una delle donne che per prime hanno dato l’allarme - Da alcuni mesi dava segni di insofferenza davanti alla scuola, ma ho avuto la conferma che qualcosa non andava quando una volta l’ho sgridato alzando leggermente la voce. A quel punto è scoppiato in un pianto disperato e mi ha detto: “Io non sono monello... poi tu mi picchi come fa la maestra”. Gli ho chiesto spiegazioni e lui mi ha descritto gli schiaffi col rovescio della mano che la maestra dava a lui e ad altri bambini sul sedere e sulla bocca».

Violenze che, purtroppo, sono state confermate anche da altri bambini. La conferma è arrivata quando gli investigatori hanno guardato le immagini riprese dalle telecamere nascoste installate nell’istituto. «Mi hanno solo detto - continua la mamma - che quella maestra è una pazza squilibrata che ha fatto tante cose brutte».
Molti gli episodi violenti raccolti nei mesi. «A gennaio ha fatto uscire i bambini con meno quattro gradi affinché “si schiarissero le idee”. Una volta invece sono andata a prendere mio figlio in anticipo e l’ho trovato in un angolo in lacrime. Lei gli stava dicendo con voce bassa «adesso smettila, devi stare zitto, sennò quella bocca te la chiudo io per sempre». In quell’occasione la donna è intervenuta sgridando a sua volta la maestra che le ha chiesto scusa e si è giustificata dicendo: «A volte ho dei modi che non sono consoni a bambini così piccoli ma i bambini sono veramente discoli. Suo figlio non sta alle regole del gruppo».

Lo stesso bambino che ha raccontato sotto choc alla madre che un compagno che aveva fatto la pipì addosso è stato costretto a salire in piedi su una sedia mentre gli altri bambini lo deridevano. Settimane dopo aver denunciato, invece, la donna ha sentito la maestra minacciare i bambini con questa frase: «Adesso se non fate i bravi vi faccio venire a prendere da quell’uomo brutto che conosco solo io che porta via i bambini monelli e non li riporta più dai genitori».  
Fonte La Stampa

18 ottobre 2013

REGGIO CALABRIA: STUPRATA IN BRANCO FIN DA QUANDO AVEVA 13 ANNI, CONDANNATI

Stuprata dal branco fin da quandoa vea 13anni
In appello condanne confermate per tutti



La corte d'Appello di Reggio Calabria ha confermato la condanna per tutti gli imputati del processo scaturito dalla denuncia di Annamaria Scarfò, violentata ripetutamente fin da quando aveva 13 anni. Tuttavia la corte ha rideterminato le pene riducendole parzialmente

REGGIO CALABRIA - La Corte d’appello di Reggio Calabria, presieduta dal giudice Giuliana Campagna si è pronunciata sulla violenza sessuale ai danni di Annamaria Scarfò, la donna stuprata ripetutamente nella frazione San Martino di Taurianova, fin dall’età di 13 anni. Con la sentenza i magistrati hanno confermato come richiesto alla procura generale, per tutti gli imputati quanto sancito in primo grado, ma le pene sono state rideterminate per tutti con un leggero sconto dovuto al riconoscimento delle attenuanti generiche, trattandosi di incensurati.
Gli imputati appellanti erano Maurizio Hanaman, Antonino Cianci, Fabio Piccolo, Antonino Cutrupi e Giuseppe Chirico, tutti condannati in primo grado a 8 anni tranne Piccolo, condannato a 9 anni di reclusione. Il verdetto d’appello ha determinato uno sconto di un anno per tutti coloro che erano stati condannati a 8 anni, che ora diventano 7, mentre Fabio Piccolo vede la pena rideterminata da 9 a 7 anni e 8 mesi. Il pg Alberto Cianfarino aveva chiesto la conferma di tutte le condanne inflitte in primo grado.
La vicenda processuale è nata dal racconto della stessa vittima, che ha denunciato gli aggressori, giovani compaesani, che l’avrebbero violentata nell’arco di diversi anni nel paese d’origine, nella frazione San Martino di Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, fin dall’età di 13 anni. «E' finito il calvario giudiziario di Annamaria - ha dichiarato all’Agi l’avvocato Rosalba Sciarrone, difensore di Annamaria Scarfò, costituitasi parte civile - ma è rimasto quello umano, adesso deve iniziare un percorso di recupero del suo corpo e della sua mente».




Il processo

Violenze ad Annamaria Scarfò
Chiesta conferma delle condanne

Si è tenuta la requisitoria del procuratore generale della Corte d'Appello di Reggio Calabria nel processo per le violenze sessuali nei confronti della giovane donna. In primo grado c'erano state una condanna a 9 anni e le altre ad otto anni

REGGIO CALABRIA - Violenza sessuale ai danni di Annamaria Scarfò, il pg Alberto Cianfarino ha chiesto la conferma delle condanne inflitte in primo grado al termine della requisitoria che ha tenuto dinanzi alla corte d’appello di Reggio Calabria presieduta dal giudice Giuliana Campagna. Gli imputati appellanti sono Maurizio Hanaman, Antonino Cianci, Fabio Piccolo, Antonino Cutrupi e Giuseppe Chirico, tutti condannati a 8 anni tranne Piccolo, condannato a 9 anni di reclusione. La vicenda processuale è nata dal racconto della stessa vittima, che ha denunciato gli aggressori, giovani compaesani, che l’avrebbero violentata nell’arco di diversi anni nel paese d’origine, nella frazione San Martino di Taurianova (RC), fin dall’età di 13 anni. 
Nella sua requisitoria il pg Cianfarino ha sottolineato come da dieci anni Annamaria Scarfò è stata oggetto del tentativo delle difese degli imputati di scardinarne l’attendibilità. Il pg, invece, ha ricordato che la Scarfò ha sempre raccontato con coerenza le diverse violenze subite da diverse persone, segno questo per il pg che il racconto della vittima è genuino. Conferma delle pene chieste anche dalla parte civile, avv. Rosalba Sciarrone, difensore della parte offesa. 
L’avv. Antonino Napoli, difensore di Antonino Cianci, ha chiesto l'assoluzione per il suo assistito, osservando che la legge in vigore all’epoca dei fatti prescriveva la querela entro sei mesi per tale reato. All’udienza hanno assistito diversi rappresentanti di alcune associazioni, tra cui Libera e Snoq, e il consigliere regionale Tilde Minasi. La Corte ha rinviato l'udienza al prossimo 18 ottobre, per la conclusione degli altri avvocati difensori e per la sentenza.
giovedì 26 settembre

Fonte il Quotidiano.it Calabria

17 ottobre 2013

SCANDALO A TREVISO: MANIFESTI OMOFOBI DI BAMBINI CHE FANNO SESSO

"Imigrati culatoni": a Treviso manifesti con bambini che fanno sesso" 

 "Basta imigrati culatoni nei nostri asili" e la foto di una classe di bimbi raffigurati mentre compiono atti sessuali. Sono i manifesti omofobi apparsi a Treviso. Già individuati gli autori.  

 



Hanno piazzato dei manifesti su pareti e vetrine dei negozi di Treviso col logo della Lega Nord con un'immagine omofoba e razzista, ambientata in un asilo, e la scritta: "Basta imigrati culatoni nei nostri asili". Gli autori sono stati individuati: si tratta di due studenti trevigiani di 24 e 25 anni che si sono costituiti sabato ai carabinieri quando ormai le forze dell'ordine li avevano già individuati nelle immagini delle telecamere di sicurezza, sostenendo che il loro gesto era una sorta di "goliardata", per due amici che si erano laureati.
Il partito di Maroni difficilmente passerà sopra la vicenda. Verso quelli che inizialmente erano gli ignoti autori del blitz sono state presentate querele per diffamazione da parte di esponenti della Lega Nord. I due studenti rischiano ora di dover rispondere anche di diffusione di immagini pedopornografiche. I bambini, divisi per nazionalità, sono raffigurati mentre compiono atti sessuali. 


La nostra Associazione ed il nostro staff davanti ad una notizia del genere si indigna profondamente, rammentando che opereremo sempre per la difesa e contro ogni tipo di discriminazione sia raziale che sessuale.

Il Presidente e tutto lo Staff  

PIACENZA: AVEVA MIGLIAIA DI FOTO PEDOPORNOGRAFICHE CONDANNATO A 3 ANNI

Migliaia di foto pedopornografiche nel pc: piacentino condannato a tre anni

Assolto dall'accusa di divulgazione del materiale. l'imputato quarantenne era già stato condannato per fatti analoghi

Piacenza - Tre anni di reclusione e 5mila euro di multa. Si è concluso così questa mattina il processo a carico di 43enne piacentino accusato di detenzione di materiale pedopornografico.

Assolto, invece, dall’accusa di divulgazione dello stesso materiale. Nel computer del piacentino erano state scoperte 18mila immagini dai soggetti purtroppo inequivocabili ed era stato arrestato lo scorso giugno dalla polizia. Il pm aveva chiesto la condanna a 5 anni e 36mila euro di multa.

Ricordiamo che l’uomo qualche anno fa era già rimasto coinvolto in una vicenda analoga. 


Cinque anni di reclusione più il pagamento di 36mila euro di multa. Questa la richiesta formulata dal piemme Michela Versini nei confronti di un piacentino di 40 anni (M.S. le sue iniziali) accusato di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico. Le indagini erano cominciate da una segnalazione alla squadra mobile di Piacenza. Secondo la polizia l'uomo scaricava foto e filmati che ritraevano bambini piccoli in costume o seminudi. L'uomo era già finito in manette nel 2002 per atti sessuali con minorenne. La perquisizione domiciliare e informatica aveva permesso di ritrovare un ingente quantitativo di materiale pedopornografico: oltre 18.000 fotografie, alcune delle quali venivano condivise su internet. L'avvocato difensore, Lorenza Dordoni, ha chiesto il minimo della pena. La sentenza (collegio giudicante composto da Maurizio Boselli, Elena Stoppini e Italo Ghitti) è prevista per il 15 ottobre. 
Fonte Piacenza 24